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Miele e prodotti dell'alveare: come leggere l'etichetta
L'apicoltura monastica ha una ragione storica molto concreta che precede il consumo alimentare: serviva la cera, non il miele. Le candele liturgiche richiedevano cera d'api pura in quantità considerevoli, e ogni monastero aveva bisogno di un apiario per non dipendere da fornitori esterni. Il miele era, in origine, il sottoprodotto. È anche il motivo per cui in questa categoria trovate spesso ceri, candele e cosmetici alla cera accanto ai vasetti.
La prima distinzione da fare è tra miele monoflora e millefiori. Il monoflora deriva in prevalenza dal nettare di una singola specie e ha caratteristiche prevedibili: l'acacia resta liquido a lungo, è delicato e poco dolce in percezione; il castagno è ambrato, tannico e decisamente amarognolo; il tiglio è balsamico; il miele di melata, che non viene dal nettare ma dalle secrezioni degli afidi, è scuro, poco dolce e ricco di sali minerali. Il millefiori cambia da apiario ad apiario e da stagione a stagione, ed è il prodotto che racconta meglio un territorio specifico.
La cristallizzazione è il punto su cui si concentrano più equivoci. Un miele che si rapprende non è guasto e non è zuccherato: sta facendo esattamente ciò che la sua composizione prevede. I mieli ricchi di glucosio, come tarassaco e girasole, cristallizzano in poche settimane; quelli ricchi di fruttosio come l'acacia possono restare liquidi per anni. Un miele che resta perfettamente liquido a distanza di molto tempo, e non è acacia o melata, è più probabilmente stato pastorizzato che particolarmente pregiato. Se volete riportarlo allo stato fluido, immergete il vasetto in acqua tiepida sotto i 40 °C: sopra quella soglia si degradano enzimi e aromi.
Accanto al miele trovate propoli, polline e pappa reale. La propoli è una resina raccolta dalle api e usata per sigillare l'alveare, commercializzata come estratto idroalcolico o in spray. Il polline si presenta in granuli. La pappa reale è la secrezione destinata alla regina e va conservata in frigorifero. Su questi tre prodotti circola una quantità notevole di affermazioni salutistiche: la normativa europea non ha autorizzato indicazioni sulla salute per nessuno di essi, e chi ha allergie ai pollini o ai derivati delle api dovrebbe trattarli con cautela. Sono alimenti, non terapie.
Per la conservazione bastano poche regole: vasetto chiuso, luogo asciutto tra 10 e 20 °C, lontano da fonti di calore e da alimenti odorosi, perché il miele assorbe gli odori. Non serve il frigorifero, che anzi accelera la cristallizzazione. Usate sempre un cucchiaino asciutto: l'acqua introdotta nel vasetto è l'unico modo realistico per far fermentare un miele.
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Domande frequenti su prodotti-dellalveare
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Le abbazie con apicoltura propria offrono in genere miele monoflora (acacia, tiglio, castagno, millefiori), polline, pappa reale, propoli in tintura o spray, cera d'api per candele e cosmetici, e idromele fermentato. Sono prodotti tracciabili, raccolti a freddo e non miscelati con mieli industriali.
Un miele monastico autentico riporta in etichetta il nome dell'abbazia produttrice, il lotto, la fioritura specifica e l'origine geografica. Cristallizza naturalmente nel tempo (segno di mieli grezzi non pastorizzati) e non contiene zuccheri aggiunti né sciroppi.
La propoli è una resina che le api raccolgono dalle gemme delle piante e usano per sigillare l'alveare. È nota per le sue proprietà balsamiche e di sostegno alle vie respiratorie. La trovi in tintura alcolica (poche gocce in acqua tiepida o sotto la lingua), in spray per gola o in caramelle. Sconsigliata in caso di allergia ai prodotti delle api.
Il miele si conserva a temperatura ambiente, in vasetto chiuso, lontano dalla luce: dura anni e la cristallizzazione è normale. Il polline va tenuto in frigorifero o congelatore se fresco. La pappa reale fresca richiede frigorifero (2–8 °C) e va consumata entro pochi mesi; quella liofilizzata si conserva a temperatura ambiente.






















